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Maria Rita De Giorgio

Maria Rita De Giorgio

Nobili Ospiti, legni vari, elementi di recupero

     

Questo lavoro prende forma sulle sponde della Tripolitania (Libia) dove ho vissuto per circa otto anni, come dialogo. I legni che compongono l’opera sono resti di barconi trovati sulla costa libica (Tripoli). Da giorni giacevano umidi e sbiancati dalla salsedine e per giorni li ho osservati con curiosità e interesse fino ad sentire il desiderio di prendermene cura. L’immaginazione poi ha scavato lontano, ho cercato di guardare l’orizzonte con gli occhi di chi non aveva mai visto il mare e presa dallo stupore è cresciuta in me la voglia di raccontare il mediterraneo e il suo fascino: uomo, donna, figlio in un unico essere procreatore dell’umanità.

Uomo e Donna assisi ieratici su una sfera (ciclo eterno di morte e rinascita), noi, figli esiliati dall’Eden, partoriti nel sangue alla luce, uomini tesi nel continuo sforzo di rinascere migliori, sfidando la morte per assomigliare a Dio.

Il SOLE, percorre le vie del Cielo nel suo itinerario giornaliero, la LUNA, femminile è  sorgente viva, riflette la luce che gli viene donata e contempla distaccata sospesa tra materia e spirito, Il suo distacco viene dalla conoscenza.

Essa è cerchio e spirale e protegge il mistero della sua eterna e continua rigenerazione. Gelosa del suo passato e dei suoi mille futuri.

Madre e figlia, un cerchio magico e potente che si distacca da tutto il resto.

Metafora femminile, in essa sono racchiuse le forze, le contraddizioni e rappresenta la potenza procreatrice del corpo femminile e dei “ritmi biologici, astro che cresce, decresce, scompare, riappare,  Sposa del Sole.

Il Sole e la Luna ci appaiono come due forze contrarie in realtà tendono entrambe a far sì che l’uno riesca a concepire e concretizzare la parte migliore e più nascosta di se stesso. (Adamo ed Eva – Iside ed Osiride), siedono su una sfera composta da cerchi che si intersecano.

Nel mio lavoro si percepisce un’influenza medio orientale e africana, culture che si fondono e si confondono e che hanno lasciato in me un’impronta indelebile.

l’oggetto pur avendo subito una trasformazione  risulta un’invenzione creativa e realistica come se fosse la continua ripetizione di un percorso. L’immaginazione freme e si mescola.

Questa installazione poi, è composta dal numero tre, simbolo della conciliazione per il suo valore unificante. La sua espressione geometrica è il triangolo. Tre è il primo numero di armonia, soluzione del conflitto dualistico, ed è per questo considerato un numero perfetto

 

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