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Giò Di Sera

Giò Di Sera

Tessuti cuciti cm. 300 x 150

DJ, radio maker, organizzatore d’eventi e showman. Giò di Sera è un’artista a 360 gradi che vede in Leonardo Da Vinci il suo ispiratore e che ha scelto Berlino come sua città d’adozione dopo essere cresciuto tra i vicoli e le alterne vicende di Napoli. Giò “emigra” in Germania da ventenne, quando Napoli e la Campania sono alle prese con il dopo terremoto e i suoi tentativi di emergere e di sopravvivere all’indifferenza risultano vani. Berlino sembra accoglierlo a braccia aperte e, a cavallo della caduta del muro, riesce a trovare nel quartiere di Kreuzberg quel terreno fertile utile a farlo crescere e ad avere il riscontro che cercava. Ora è uno dei più conosciuti rappresentanti della comunità italiana nella capitale tedesca e si sta imponendo anche per il suo impegno sociale che da sempre lo contraddistingue. Lo stesso che lo ha portato a “creare” il Berlingo, divenuto famoso soprattutto attraverso il tuo programma radiofonico Radio Kanaka International, “un remix di varie lingue europee associate a un certo slang urbano inventato da Don Rispetto (il suo alter ego alla radio e in strada. nda). Un’idea che nasce nel micro/macro cosmo di Kreuzberg e cela l’evidente, forte necessità di ‘intercomunicare’ fuori dagli schemi prestabiliti della comunità internazionale e multiculturale berlinese”. La sua è una lunga carriera che lo vede, all’inizio, alle prese con la poesia e con il microfono di alcune band post-punk, ma capisce presto che l’arte che lo appassiona di più è quella della pittura, a cui si dedica passionalmente dopo il suo arrivo a Berlino. Comincia poi a fondere tra di loro le varie forme di espressione artistica presentandole in decine di mostre e diventando un punto di riferimento nella scena berlinese. Ma quello a cui tiene di più quando lo raggiungiamo telefonicamente nel suo ufficio è di raccontare il suo impegno sociale che lo vede cominciare, subito dopo la caduta del muro, progetti socioculturali come “To stay here is my right posse”, contro il razzismo e il degrado nelle periferie urbane. Ora dopo più di 15 anni l’impegno suo e dei suoi collaboratori sta per essere convogliato in un nuovo progetto; StreetUnivercityBerlin, una sorta di università popolare che vuole mettere i giovani delle comunità più disagiate nella condizione di poter tirar fuori il meglio di se. Un’Università della strada, che attraverso i linguaggi e le subculture in essa presenti vuole guidare i giovani e aiutarli ad emergere. “L’appartenenza alla strada non è una cosa negativa in senso assoluto – ci dice – è importante che questi giovani sappiano farne buon uso. Quello che cerchiamo di dargli è la capacità di sfruttare le proprie potenzialità per creare una sorta di melting pot nella società e per arrivare così a soluzioni pratiche nel quotidiano”. L’obiettivo è quello di far recuperare ai cosiddetti “loser”, che si autoemarginano, il rispetto di se stessi, dandogli coscienza delle proprie possibilità. “Tutto questo – continua Giò – facendogli capire da subito che siamo indipendenti dal sistema in quello che io chiamo un ‘salutare distacco’ dall’assistenzialismo dello stato e delle istituzioni in genere, perché noi non vogliamo che questi giovani rimangano passivi, quanto piuttosto convincerli a tirare fuori la loro parte migliore, da impegnare in un progetto che vuole essere a lungo termine”. La StreetUnivercity sarà una vera e propria scuola con quattro diverse facoltà di cui due obbligatorie: “Società e informazione politica”, perché l’intenzione è quella di avvicinare le subculture all’elite e viceversa, e “Competenze sociali e orientamento al lavoro” per aiutarli ad affrontare gli scogli del mondo del lavoro. I due corsi facoltativi saranno invece dedicati all’arte e ai media e allo sport, all’insegna del motto “mens sana in corpore sano”. L’inizio quest’estate con un “summer camp” con workshop di giornalismo e un primo centro aggregativo per cominciare a isegnare a come crearsi alternative. Da ottobre poi gli inizi dei corsi veri e propri: “per creare un nuova dimensione di aggregazione e d’identificazione e dare ai cosiddetti emarginati nuove possibilità di lavoro e di proprio sviluppo imprenditoriale e per realizzare – conclude Giò – il sogno della mia vita, che riunisce e concretizza le esperienze accumulate durante la mia carriera di artista multimediale e streetworker volontario”.

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